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La carenza di vitamina D in adulti e bambini e le sue conseguenze

La vitamina D è stata inizialmente identificata come vitamina liposolubile e ora viene considerata un proormone. Si trova negli alimenti in diverse forme: la vitamina D2 (ergocalciferolo) è presente in fonti vegetali e la vitamina D3 (colecalciferolo) in fonti animali.

Nell’uomo la sintesi della D3 avviene in forma inattiva a livello cutaneo in seguito all’esposizione alla luce solare. La D3 sintetizzata e le forme assunte con l’alimentazione devono essere attivate. Nel fegato avviene una prima reazione di idrossilazione formando la 25-idrossivitamina D [25(OH)D] o calcidiolo, che è la forma circolante e viene infine attivata a livello renale da una seconda idrossilazione generando la 1,25-diidrossivitamina D, [1,25(OH)2D] o calcitriolo.

Effetti oressigeno e immunomodulante delle vitamine A e D.  Scarica lo studio clinico retrospettivo.

Azioni della Vitamina D 

Il ruolo più noto della vitamina D è il mantenimento dell’omeostasi del calcio e del fosfato plasmatico. La vitamina D stimola infatti l’assorbimento di calcio e fosfato nell’intestino tenue. A livello del tessuto osseo l’azione della 1,25-diidrossivitamina D sugli osteoblasti attiva l’osteoclastogenesi e il riassorbimento osseo.

I recettori della vitamina D costituiscono una famiglia di recettori nucleari che agiscono come fattori di trascrizione e sono pressoché ubiquitari. Pertanto, tale vitamina svolge importanti funzioni in numerosi organi e tessuti (https://digibug.ugr.es/bitstream/handle/10481/51304/Gil_Vitamin%20D.pdf?sequence=1&isAllowed=y).

Gli effetti extrascheletrici della vitamina D includono:

  • disintossicazione da xenobiotici;
  • contrasto dello stress ossidativo;
  • neuroprotezione;
  • difesa antimicrobica;
  • immunoregolazione;
  • azione antinfiammatoria;
  • azione antitumorale;
  • benefici cardiovascolari;
  • protezione della massa e della funzione muscolare.

Dato il peculiare momento storico che stiamo vivendo che, con l’imperversare dell’infezione da Covid 19 e la necessità di ricorrere a nuove abitudini di vita, mette duramente alla prova il sistema immunitario e il sistema nervoso, le informazioni che seguono riguardano l’azione della vitamina D su questi due sistemi.

La vitamina D e la modulazione del sistema immunitario

La vitamina D ha azione immunomodulante, potenzia il sistema immunitario innato, inibisce le risposte immunitarie adattative eccessive e up-regola i linfociti T regolatori (T-reg) coinvolti nei meccanismi di immunotolleranza. 

Le cellule immunitarie, come le cellule dendritiche (DC), i macrofagi e i linfociti T e B esprimono recettori per la vitamina D e la maggior parte di loro è in grado di sintetizzare il calcitriolo attraverso una via di regolazione indipendente che risponde ad agenti proinfiammatori come i lipopolisaccaridi batterici e il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α).

Il calcitriolo aumenta la capacità di difesa dei macrofagi inducendone il differenziamento, la capacità fagocitaria e l’attività antimicrobica. La vitamina D modula la proliferazione dei monociti e promuove il loro differenziamento in macrofagi. Inoltre, il calcitriolo modula la proliferazione, la maturazione delle cellule dendritiche (DC) e le loro proprietà immuno-stimolanti portando all’induzione delle cellule T-reg. Di conseguenza, la carenza di vitamina D altera la tolleranza immunitaria ed accentua le risposte infiammatorie.

Il calcitriolo modula l’espressione di agenti pro-infiammatori endogeni (IL-1, IL-6, IL-12 e TNF-α) e lo sviluppo dei linfociti pro-infiammatori Th1 e Th17, mentre induce i linfociti T-reg e Th2, che a loro volta regolano l’attività dei linfociti Th1. Inoltre, il calcitriolo agisce direttamente sulle cellule T modulando la secrezione di IL-2, una citochina essenziale per l’espansione clonale dei linfociti, e di interferone gamma. La vitamina D modula anche il differenziamento delle cellule B e la produzione di anticorpi. Infine, promuove la sintesi di peptidi antimicrobici. (https://journals.physiology.org/doi/full/10.1152/physrev.00014.2015)

I metaboliti della vitamina D attraversano agevolmente la barriera ematoencefalica e hanno conseguentemente accesso ai neuroni e alle cellule gliali. Dagli studi clinici emergono numerosi ruoli della vitamina D in vari disordini neurologici e neuromuscolari.

La vitamina D può inibire la sintesi dell’ossido nitrico sintetasi inducibile, implicato nei processi infiammatori, e favorisce l’up-regolazione del glutatione. I due effetti giocano un ruolo nella neuroprotezione e nella neuromodulazione.

I recettori per la vitamina D sono ampiamente espressi nel cervello, nei sistemi sensoriale, motorio e limbico, nei neuroni e nella glia dell’ippocampo.

Livelli di riferimento plasmatici e carenza

La definizione dello stato carenziale di vitamina D è un tema controverso. Al momento, si definisce uno stato carenziale di grado lieve quando il livello di 25(OH)D è compreso tra 21-29 ng/mL, (52,5-72,5) nmol/L e grave con livelli sierici inferiori a 20 ng/mL, (50 nmol/L), mentre il livello desiderabile è > 30 ng/mL.

La carenza di vitamina D è estremamente diffusa nei paesi industrializzati. Indipendentemente dalla latitudine, dal sesso e dall’etnia l’ipovitaminosi D è epidemica in varie regioni del mondo. Da alcune stime emerge che circa 1 miliardo di persone nel mondo soffrano di una carenza, da lieve a severa, di vitamina D. L’Italia è uno dei Paesi con la più alta percentuale di soggetti affetti da ipovitaminosi D: l’80 % delle donne con età compresa tra i 60 e gli 80 anni presenta valori insufficienti di vitamina D (https://www.giot.it/wp-content/uploads/2016/10/17_Art_APPROFONDIMENTI_Tarantino_corretto.pdf).

Con l’avanzare dell’età, il rischio di sviluppare una condizione di ipovitaminosi D aumenta in quanto la cute perde parzialmente la capacità di sintetizzare la vitamina D3: a parità di esposizione alla luce solare un soggetto anziano, rispetto ad un soggetto giovane, è in grado di convertire circa il 30% in meno di 7-deidro-colesterolo in colecalciferolo (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC424123/).

La carenza di vitamina D porta con sé numerose conseguenze negative per la salute. Considerando esclusivamente gli effetti della vitamina D sul sistema immunitario e sul sistema nervoso, spiccano l’alterazione della capacità difensiva del sistema immunitario e la manifestazione di ansia e depressione.

Interessanti studi mettono in relazione la carenza di vitamina D con una maggiore incidenza di infezioni respiratorie virali e di polmoniti. Alcuni autori associano la maggiore diffusione delle infezioni influenzali nel periodo invernale con una minore disponibilità di vitamina D, legata alla mancata esposizione ai raggi solari (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2870528/?utm_source=Dr+Sircus+Newsletter&utm_campaign=7928283e12-Article_197&utm_medium=email&utm_term=0_ea98c09673-7928283e12-9531453&mc_cid=7928283e12&mc_eid=ee0e14fd63).

Gli stessi autori mostrano come l’incidenza delle infezioni respiratorie si riduce grazie all’esposizione al sole, all’assunzione di vitamina D o all’assunzione di olio di fegato di merluzzo, che è la fonte alimentare più ricca di vitamina D.

Vari studi mostrano la relazione che sussiste tra bassi livelli plasmatici o marcata carenza di vitamina D e alterazione del tono dell’umore, depressione e ansia (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5305247/).

Altri studi evidenziano che la somministrazione di vitamina D migliori il tono dell’umore e riduca gli stati ansiosi e depressivi (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6390422/).

Conclusioni

Sulla base delle numerose evidenze elencate in questo articolo emerge chiaramente l’importanza che riveste la vitamina D nella conservazione dello stato di salute.

Vale quindi la pena di soffermarsi a valutare i livelli plasmatici della vitamina D, a considerare quali siano le abitudini di vita e a stimare le quantità di tale vitamina che vengono introdotte giornalmente grazie all’alimentazione.

In condizioni di stress di qualsiasi origine, il fabbisogno di vitamine si accresce, mentre si altera l’attività del sistema immunitario e del sistema nervoso, mentre si accrescono i processi flogistici.

Se non si reputa che le abitudini di vita e l’alimentazione possano fronteggiare adeguatamente la diffusa carenza e l’accresciuto fabbisogno in condizioni di stress di vitamina D, diviene necessario considerare la possibilità di arricchire ulteriormente la dieta con cibi che la contengano, come alcuni pesci, il fegato, i prodotti caseari o il tuorlo d’uovo, o impiegare un integratore alimentare che contenga vitamina D o olio di fegato di merluzzo, che ne è particolarmente ricco.

La supplementazione di vitamina D risulta utile per

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